CNEL: Rapporto sul mercato del lavoro 2010/11
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Il 14 luglio, presso la Sede del CNEL, alla presenza del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Maurizio Sacconi, è stato presentato il Rapporto sul "Mercato del lavoro 2010-2011", coordinato dal prof. Carlo Dell'Aringa, e curato dalla III Commissione "Ufficio per la raccolta e l'elaborazione dei dati".

Dal Rapporto emerge anche quest'anno l'allarme disoccupazione, soprattutto per i giovani. Si aggrava infatti il fenomeno dei neet (not in education or training nor in employment), cioè coloro che risultano fuori dal mercato del lavoro e che non sono impegnati in un processo di formazione. Se prima della crisi il tasso di neet si aggirava attorno al 16% tra i più giovani (16-24 anni) e al 24% tra i giovani adulti (25-30 anni), ora le percentuali sono rapidamente aumentate, salendo rispettivamente al 18,6 e al 28,8% nel terzo trimestre del 2010. La crisi aggrava le probabilità dei giovani di restare nella condizione di neet, così come aumenta in modo preoccupante lo "scoraggiamento" di chi addirittura rinuncia a cercare lavoro.

La recessione ha inoltre inciso sul passaggio dai contratti a termine a quelli a tempo indeterminato: prima della crisi quasi il 31% dei giovani con contratto temporaneo passava l'anno successivo ad un lavoro permanente, ora, invece, la percentuale è scesa a poco più del 22%.

Riguardo alla formazione si osserva che resta ampio e crescente il fenomeno dell'overeducation, dato che le minori opportunità professionali aumentano la disponibilità dei laureati ad accettare lavori che richiedono livelli d'istruzione più bassi.

Prosegue inoltre la caduta dell'occupazione nel Mezzogiorno. La crisi ha aumentato ancora la distanza tra Nord e Sud e parte del calo dell'occupazione meridionale si è tradotto in un aumento dei trasferimenti nel Centro-Nord. Oltretutto, se si includessero nella definizione di disoccupati anche gli inattivi potenzialmente attivi che hanno però rinunciato alla ricerca di lavoro si otterrebbe un aumento del tasso di disoccupazione pari al 24,5%.

Per quanto riguarda l'occupazione femminile, nel 2011 il divario di genere si è ampliato a causa del sottoutilizzo del capitale umano, essendo aumentata, più di quanto osservato per gli uomini, la quota di occupate con un impiego che richiede una qualifica inferiore a quella posseduta. L'occupazione femminile cresce invece nei servizi ad alta intensità di lavoro e a bassa qualificazione, accentuando la segregazione femminile in questo segmento del mercato del lavoro, mentre è caduta l'occupazione qualificata.

Per quanto riguarda gli immigrati, il Rapporto del Cnel sottolinea, che nell'ultimo biennio, la componente straniera è stata fondamentale nel contenere la contrazione dell'occupazione complessiva: tra il 2008 e il 2010 il numero di stranieri è infatti aumentato di 330 mila nuovi occupati, che hanno compensato parte del calo del numero di occupati italiani (863 mila in meno nello stesso periodo), sebbene questo aumento sia da ricondurre essenzialmente alla crescita demografica e ai ritardi nella regolarizzazione dei permessi di soggiorno per lavoro, e non ad una migliore occupabilità degli stranieri. Al contrario, il tasso di occupazione degli stranieri in Italia si è ridotto notevolmente negli ultimi due anni in misura nettamente più marcata di quanto osservato invece per gli italiani, sebbene resti su livelli più elevati. Anche il numero di disoccupati stranieri è aumentato sensibilmente negli anni della crisi e in misura largamente superiore a quanto sperimentato dalla componente italiana.

(Per maggiori informazioni: http://www.cnel.it/19?shadow_comunicati_stampa=3114. Clicca qua per scaricare il Rapporto.)