Dalla quarta edizione dell’Osservatorio EY Future Travel Behaviours, realizzato con un campione di oltre 5mila partecipanti di Italia, Francia, Germania, Regno Unito e Spagna aumenta la voglia di viaggiare – nove viaggiatori su dieci hanno in programma almeno una vacanza nel 2024, il 96% nel caso degli italiani –, anche extra Europa (28%).

Nonostante l’ombra dell’inflazione, il 35% degli intervistati non rinuncerà a partire, anche a costo di ridurre altre voci di spesa e crescono i viaggi di lavoro (dal 26 al 34%). Infine, emerge forte l’interesse a combinare vacanza e lavoro nello stesso viaggio, indicatore di un nuovo modo di viaggiare che apre orizzonti di opportunità anche per l’Italia.
Secondo l’Organizzazione mondiale del turismo (Unwto) il 2024 sarà l’anno del recupero completo del turismo, con gli arrivi internazionali che supereranno del 2% quelli del 2019.
Cresce la percentuale di viaggiatori seriali: era il 19% nella prima edizione del rapporto e quest’anno tocca il 23%. La propensione a combinare vacanza e lavoro nello stesso viaggio è una delle tendenze più forti della rilevazione di quest’anno. Il 12% intende farlo nel 2024, il doppio rispetto al 2023, e quasi un viaggiatore su due ( il 44%) è interessato a farlo in futuro. Una percentuale che sale al 47% se si considera solo il cluster italiano. La quota è ancora più alta tra i Millennial (63%) e la Gen Z (71 per cento). Sono cambiate le dinamiche con cui si lavora, e sempre più viaggiatori sfruttano questa maggiore flessibilità per poter viaggiare anche in momenti diversi da quelli tradizionalmente legati alle ferie. Il prezzo è sempre uno dei tre elementi principali nella scelta del viaggio e ha un suo peso anche nella decisione di combinare lavoro e vacanze perché alcuni costi, specialmente quelli legati agli spostamenti, si ammortizzano, oltre al fatto che la Gen Z generalmente ha meno vincoli familiari e più facilità a prolungare le trasferte lavorative o a svolgere le proprie attività in altre città. Due i modelli più diffusi, che insieme rappresentano circa la metà del campione: workation (lavorare in remoto da un luogo di vacanza per un periodo di tempo limitato) e bleisure (estendere il viaggio di lavoro con alcuni giorni di vacanza, modello preferito dagli italiani), ma un 16% del campione è più interessato al modello digital nomad, cioè a svolgere le proprie attività lavorative in altre città o Paesi, rinunciando a un luogo di lavoro fisso.
La Gen Z è più pronta ad aumentare i viaggi nel 2024 (28% contro il 17%) e a combinare lavoro e vacanza (71% contro 44%). Pianifica i viaggi ispirandosi sui social media (51% contro il 26%). Ha già utilizzato l’intelligenza artificiale per pianificare un viaggio ed è la fascia del campione più interessata a farlo in futuro (59% contro il 47%). Nonostante le limitazioni di budget, la Gen Z è anche la più propensa a spendere per servizi premium, sottoscrivendo abbonamenti (27% contro il 17%) e servizi assicurativi sul viaggio, per garantirsi la massima flessibilità (41% contro il 33%). La generazione Z è una bussola che permette di capire come si orienteranno le tendenze in futuro, non solo nei viaggi, perché è in grado di adattarsi alle trasformazioni, integrando modelli di consumo e di comunicazione, oltre a influenzare le altre generazioni.
Solo un membro della Gen Z su dieci afferma di non aver mai fatto scelte di viaggio pensando all’ambiente, percentuale che sale a circa il 40% nei baby boomer. Ed è sempre questo è il cluster più interessato (23% contro 15% totale) a informazioni sulle opzioni più green e a garanzie sulla sostenibilità effettiva delle offerte di viaggio. Al di là della Gen Z, dal rapporto emerge che l’impatto ambientale rimane un fattore importante nelle scelte di viaggio.


(Per maggiori informazioni: www.ey.com)