Il business travel cresce, ma spesa e trasferte avanzano a velocità diverse. Nel 2026 il mercato mondiale è stimato a 1.707 miliardi di dollari, in aumento del 7,2%, mentre i volumi raggiungono 1,84 miliardi di viaggi, con una crescita dell’1,1% secondo Gbta.
Guardando agli ultimi 25 anni, vediamo quanto il business travel abbia saputo reagire alle crisi. Il tasso annuo composto di crescita del 4% che abbiamo rilevato è un risultato positivo ma una parte dell’espansione dipende dall’inflazione. La crescita prosegue, ma dopo la ripresa il ritmo si sta normalizzando.
Il Gbta Global Business Travel Index 2026 colloca la spesa mondiale in aumento rispetto ai 1.592 miliardi di dollari del 2025 e la sequenza degli incrementi descrive il passaggio dal recupero post-pandemico a una fase più moderata. Dopo il +47,4% del 2022 e il +30% del 2023, la crescita è infatti scesa al 9,9% nel 2024 e all’8,4% nel 2025.
Per il 2027 sono previsti 1.806 miliardi di dollari, in aumento del 5,8%, seguiti da 1.893 miliardi nel 2028 (+4,8%) e 1.974 miliardi nel 2029 (+4,3%). Nel 2030 il mercato dovrebbe superare quota 2.000 miliardi, raggiungendo 2.061 miliardi di dollari (+4,4%).
Per leggere questi numeri dobbiamo affiancare alla spesa i volumi, che abbiamo iniziato a misurare. Passiamo da circa 1,82 miliardi di trasferte nel 2025 a 1,84 miliardi nel 2026. L’aumento della spesa non corrisponde, quindi, a una crescita equivalente dei viaggi e per chi acquista servizi, il peso dei rincari non è una buona notizia.
L’Europa è il secondo mercato di origine delle trasferte, con 600 milioni di viaggi previsti nel 2026, ma l’incremento si limita allo 0,7%, sotto la media globale dell’1,1%. L’Asia-Pacifico guida la graduatoria con 654 milioni di trasferte (+2%) mentre il Nord America segue con 492 milioni (+1,8%). Più contenuti i volumi di America Latina, con 64 milioni (+1,5%), e Africa, con 20 milioni (+1,4%). Il Medio Oriente arretra, invece, del 12,3%, a 14 milioni di viaggi a causa del conflitto.
L’Europa rimane un mercato fondamentale ma i suoi volumi sono sostanzialmente stabili. Il confronto con la spesa rende evidente la differenza tra il valore economico del mercato e il numero effettivo dei viaggi. La spesa raggiunge infatti 453 miliardi di dollari, in crescita del 7%, e rappresenta circa il 27% del totale mondiale. Il continente è terzo, vicino al Nord America, con 465 miliardi (+6,9%) e una quota di circa il 27%. L’Asia-Pacifico mantiene il primato con 692 miliardi (+7,5%), più o meno il 40% del mercato.
Gli aumenti più sostenuti interessano l’Africa, con 16 miliardi di dollari (+12,5%), e l’America Latina, con 62 miliardi (+11,7%). Il Medio Oriente è l’unica area in contrazione anche sul fronte della spesa, a 16 miliardi (-5,5%).
L’Italia è il nono mercato mondiale e il quarto europeo per spesa nei viaggi d’affari, con 44,4 miliardi di dollari previsti nel 2026, equivalenti a 38,2 miliardi di euro. L’aumento atteso è del 7%, mentre per il 2027 la previsione si riduce al 3,6%.
Le prospettive più favorevoli riguardano manifatturiero, servizi di pubblica utilità, attività amministrative e di supporto alle imprese, immobiliare, trasporti e magazzinaggio. Più deboli le dinamiche di istruzione, commercio al dettaglio, attività artistiche, di intrattenimento e ricreative, sanità e assistenza sociale e industria estrattiva. Le sfide restano l’instabilità geopolitica, i rincari del carburante e dei costi operativi e gli scioperi che incidono su aerei, ferrovie e trasporto locale.
La classifica mondiale per mercato di origine è guidata dagli Stati Uniti, con 423 miliardi di dollari (+6,7%), e dalla Cina, con 403,7 miliardi (+5,9%). Seguono Germania, con 89,7 miliardi (+6,7%), Giappone, con 82,4 miliardi (+10%), e Regno Unito, con 66,7 miliardi (+6,5%). Prima dell’Italia si collocano anche Corea del Sud, con 51,1 miliardi (+11,3%), Francia, con 50,6 miliardi (+5,2%), e India, con 46,9 miliardi (+8,7%).
Alle sue spalle figurano Brasile, con 35,8 miliardi e l’aumento più elevato della top 15, +13,8%, Canada, con 32,4 miliardi (+9,2%), e Australia, con 31,8 miliardi (+11,5%). Chiudono Spagna, con 29,8 miliardi (+6%), Paesi Bassi, con 25,2 miliardi (+4,4%), e Turchia, con 25,1 miliardi (+10,9%).
Dopo aumenti molto consistenti, siamo più ottimisti sulla possibilità che i rincari si ridimensionino nel 2027.
Il Gbta Global Business Travel Pricing Forecast indica per il 2026 un prezzo medio mondiale dei biglietti aerei di 756 dollari (+4,7%), destinato a raggiungere 767 dollari nel 2027 (+1,5%). Nella classe economy, la media passerebbe da 536 dollari (+8,7%) a 542 dollari (+1,1%) mentre nel segmento premium, da 4.488 dollari (+9,5%) a 4.586 dollari (+2,2%)
Nel forecast, anche negli hotel gli aumenti rallentano. La tariffa media giornaliera delle camere sale da 168 dollari nel 2026 (+3,7%) a 171 dollari nel 2027 (+1,8%). Per l’autonoleggio, la tariffa media giornaliera passa da 46,50 dollari (+3,6%) a 46,10 dollari (-0,9%). Nel comparto meeting ed eventi, il costo medio giornaliero per partecipante cresce da 263 dollari (+3,1%) a 267 dollari (+1,5%).
Nell’indagine condotta a maggio 2026 su 4.700 viaggiatori nel mondo, il 74% dichiara di viaggiare quanto prima o più di prima. Anche le trasferte internazionali sono tornate in larga misura, pur con alcuni adattamenti.
Gli strumenti digitali accompagnano questo cambiamento, anche attraverso iniziative individuali.
Nelle 25 città analizzate dal Gbta Global Cities Economic Impact Study, una spesa di 178 miliardi di dollari genera 283 miliardi di ricavi complessivi. Lo studio (ultimi dati completi oggi disponibili 2024) indica che in media il 52% di ogni dollaro speso rimane nell’economia locale.
A Milano, i ricavi complessivi generati dal business travel raggiungono 5,63 miliardi di dollari. Il contributo diretto ammonta a circa 3,8 miliardi mentre gli effetti indiretti e indotti valgono circa 1,8 miliardi. L’attività sostiene 26.765 posti di lavoro, produce 1,7 miliardi di valore aggiunto locale e contribuisce al gettito fiscale per 1,5 miliardi. La quota di spesa che resta nell’economia milanese è del 44%.
Il miglioramento delle prospettive emerge dal Gbta Industry Sentiment Poll di settembre 2026. Il 63% degli intervistati è ottimista sui prossimi 12 mesi, con 22 punti percentuali in più rispetto ad aprile. È il livello più elevato dall’ottobre 2024, mentre i pessimisti scendono dal 24% al 7%.
Il 45% dei buyer prevede un aumento delle trasferte nel 2026, con un incremento del 15% rispetto ad aprile. La quota di chi si attende una spesa maggiore raggiunge il 56%, +13%. Tra fornitori e Tmc, il 48% prevede ricavi in crescita, anche in questo caso 13 punti in più. Il quadro è positivo ma può cambiare con la prossima crisi. L’Europa rimane leggermente meno ottimista del resto del mondo. La ripresa della fiducia si accompagna comunque a un’attenzione costante a costi, valore delle trasferte e rischi.
Per i buyer, il principale fattore che condiziona la pianificazione è l’aumento dei costi di viaggio, citato dal 69%. Seguono l’incertezza geopolitica (45%), i processi di approvazione interna e la necessità di motivare le trasferte (29%), la sicurezza dei viaggiatori (25%) e i disservizi aerei e ferroviari (22%).
Per fornitori e Tmc, le priorità sono diverse. L’incertezza geopolitica influenza maggiormente l’attività per il 60%, seguita dall’aumento dei costi operativi per il 44% e dalla pressione dei clienti sui prezzi per il 42%. I cambiamenti della domanda e dei volumi sono citati dal 36%, mentre tecnologia, distribuzione e intelligenza artificiale dal 29%. I buyer devono giustificare il valore delle trasferte e i fornitori devono garantirne l’organizzazione, affrontando le pressioni sui margini.
(Per maggiori informazioni: https://gbta.org/)
