Secondo l’ultimo Global Travel Market Report di Phocuswright, il settore è in piena accelerazione e si prepara a superare i 1.800 miliardi di dollari di prenotazioni lorde entro il 2027.

Ma a cambiare non sono solo i numeri, è l’anima stessa del viaggio. Le nuove tendenze ridefiniscono il lusso: meno “cose”, più significato. Dallo “Slow-mo” al turismo ispirato dalle serie Tv. In un mondo dominato da algoritmi e intelligenza artificiale, paradossalmente, il viaggiatore cerca l’umano. I leader del settore, da Global Travel Collection a Virtuoso, concordano: il 2026 sarà l’anno d’oro per i consulenti di viaggio. Con l’Ai e l’accesso infinito alle informazioni, i viaggiatori si sentono confusi. Non riescono più a distinguere le sfumature tra le diverse opzioni. Hanno bisogno di un esperto che spieghi loro perché un’esperienza è quella ‘giusta’ per loro”. La personalizzazione non è più un optional, ma la colonna portante di un mercato che vede una crescita del 24% nelle prenotazioni anticipate per viaggi di alto valore (sopra i 50.000 dollari).
Il lessico del viaggiatore moderno si arricchisce di nuovi termini. Se negli ultimi anni abbiamo vissuto sotto l’egida della Fomo (“Fear of Missing Out”, la paura di perdersi qualcosa), il 2026 vedrà il passaggio allo “Slow-mo”. Non si corre più da una città all’altra per spuntare una lista di monumenti. La Fomo oggi riguarda l’ambiente: il desiderio di vedere luoghi che potrebbero cambiare per sempre (come le regioni polari) prima che l’impatto climatico li trasformi. Una volta giunti a destinazione, però, scatta lo “Slow-mo”: soggiorni più lunghi, ritmi lenti e un’immersione profonda nella cultura locale. Emergono così le “Whycations”: viaggi progettati non in base alla destinazione, ma al “perché” si parte. Che sia per il benessere psicofisico, per un obiettivo personale o per lasciare un impatto positivo sul territorio, l’emozione guida la scelta del volo.
L’Europa resta la regina incontrastata, con le cosiddette “I countries” in testa alle preferenze: Italia, Islanda e Irlanda. Ma il 2026 vedrà anche l’ascesa di mete meno battute come il Montenegro, l’Albania, le isole minori greche e i Balcani. Un fenomeno inarrestabile è quello che gli esperti chiamano “Main Character Synergy”: viaggiare verso mete rese celebri da serie Tv, film o fenomeni pop. Dalla Sicilia di The White Lotus alla Corea del Sud del K-Pop, il turista vuole sentirsi il protagonista della propria narrazione cinematografica. Per chi cerca la fuga dalla folla, la bussola punta verso Nord: Norvegia, Groenlandia e Bhutan sono le mete scelte da chi cerca il lusso del silenzio.
Il concetto di famiglia in viaggio si evolve. Wayne Spector di Nest evidenzia la crescita dei viaggi “skip-gen” (nonni che portano i nipoti in vacanza, saltando la generazione di mezzo) e dei viaggi per “famiglie moderne”, dove ex partner e nuove famiglie allargate condividono l’esperienza. Parallelamente, il settore crocieristico si prepara a un anno record. Non più solo grandi navi, ma crociere fluviali di lusso e spedizioni ultra-personalizzate che attirano chi, un tempo, avrebbe scelto solo resort all inclusive.
Il messaggio che arriva dai vertici dell’industria è chiaro: la qualità vince sulla quantità. Agli agenti viene consigliato di “licenziare” i clienti perditempo per concentrarsi su chi apprezza la consulenza. Ai viaggiatori, il consiglio è di cercare la propria “nicchia”. In un mondo sempre più caotico e digitale, il viaggio del 2026 non sarà un semplice spostamento geografico, ma un atto di resistenza: una ricerca di autenticità, connessione umana e, soprattutto, di un significato profondo dietro ogni timbro sul passaporto.

(Per maggiori informazioni: https://www.phocuswright.com/)