L’Associazione interviene sul dibattito innescato dal Forum Internazionale del Turismo. Pareschi: “Progettualità, formazione e sicurezza possono convivere con genio e creatività. Crans Montana insegna anche l’importanza della visione industriale e della formazione professionale”.
Roma, 27 gennaio 2026 - AssoParchi, associazione che rappresenta parchi tematici, acquatici, faunistici, avventura e attrazioni esperienziali, aderente a Federturismo e AGIS, appoggia e condivide pienamente la scelta espressa nel corso del Forum Internazionale del Turismo dal ministro Santanchè e dal presidente Orsini, di riconoscere il comparto del turismo alla stregua di una vera e propria industria, superando la precedente collocazione tra i servizi, nel terziario.
“Una scelta che chiama in causa il modello di sviluppo del settore e la sua capacità di affrontare in modo maturo le sfide della competitività, della sicurezza e della sostenibilità – ha dichiarato il Presidente di AssoParchi, Luciano Pareschi – Le riflessioni recentemente espresse da autorevoli organizzazioni di settore, che hanno disapprovato questa posizione, colgono con lucidità il valore relazionale e umano del turismo e il suo ruolo centrale nell’economia dei servizi, ma rischiano di sottovalutare un punto chiave: esiste un modo tutto italiano di fare industria, ed è proprio questo modello, fondato sulla capacità di unire progettualità, formazione, efficienza e sistema con creatività, artigianalità e genio imprenditoriale, ad aver reso il Made in Italy un brand riconosciuto in tutto il mondo”.
Introdurre l’elemento industriale nel turismo significa adottare un mindset, una struttura mentale e operativa in grado di attrarre flussi turistici, generare valore, qualità e professionalità lungo tutta la filiera, al pari di quanto già avviene nel caso di grandi attrattori turistici, come i parchi a tema, i centri termali, i comprensori sciistici e le organizzazioni legate ai grandi concerti e agli eventi. Si tratta in tutti i casi di industrie che muovono flussi, occupazione e investimenti, caratterizzate da sistemi organizzativi complessi, progettualità di lungo periodo, formazione continua del personale, gerarchie operative chiare, standard elevati di sicurezza, accessibilità e utilizzo avanzato della tecnologia. Tutti elementi che non hanno nulla a che fare con l’idea di serialità o omologazione, ma che rappresentano invece le condizioni indispensabili per garantire esperienze uniche, affidabili e competitive.
L’adozione di un approccio industriale può rappresentare una leva decisiva anche per le realtà più piccole del turismo italiano, come hotel, ristoranti, bar o stabilimenti balneari, che per loro natura offrono servizi simili tra loro e spesso faticano a costruire un elemento distintivo. Se queste realtà potessero mutuare dalle imprese la capacità di leggere i dati, di progettare l’offerta, definire la strategia operativa e identificare la propria Unique Selling Proposition, potrebbero fare sistema e filiera, rinforzandosi e crescendo senza rinunciare alla propria identità.
“Quando parliamo di industria – prosegue Pareschi – non parliamo di industrializzazione dell’esperienza o di standardizzazione dell’offerta, ma di un approccio basato su visione, sistema, investimenti, filiera, responsabilità e formazione. I nostri parchi sono a tutti gli effetti industrie creative: progettano, innovano, formano persone e gestiscono la sicurezza di milioni di visitatori ogni anno, dimostrando che organizzazione e creatività non solo possono convivere, ma si rafforzano a vicenda”.
La recente tragedia di Crans Montana rappresenta un monito che il settore non può ignorare: l’episodio evidenzia quanto l’assenza di formazione strutturata, di procedure standard e di una reale consapevolezza operativa da parte dei dipendenti possa avere conseguenze gravissime. Anche questo è il significato più concreto del concetto di industria: costringere imprese e istituzioni a investire seriamente nella formazione, nella sicurezza e nella codificazione dei processi, imponendo un cambio di prospettiva che deve coinvolgere anche lo Stato.
In questo senso, Assoparchi ritiene che la vera sfida non sia scegliere tra turismo come servizio o turismo come industria, ma costruire un turismo con logica industriale con personalità, che faccia sistema senza omologare e che riconosca l’overtourism come una perdita di qualità dell’esperienza offerta. Un’industria turistica orientata a favorire delocalizzazione e destagionalizzazione dei flussi, che riconosca nel modello industriale non un vincolo, ma un’opportunità di crescita, qualità e competitività per l’intero Paese.
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