Nonostante il calo dei consumi mondiali di vino, scesi nel 2023 ai minimi dal 1961, l’enoturismo si conferma una leva anticiclica per il comparto vitivinicolo italiano secondo quanto emerge dal rapporto curato da Roberta Garibaldi, presidente di Aite-Associazione Italiana Turismo Enogastronomico, SRM Centro Studi e Ricerche (Gruppo Intesa Sanpaolo) realizzato per FINE #WineTourism Marketplace Italy.


A livello mondiale, l’enoturismo vale oggi 46,5 miliardi di dollari (pari a circa 39,1 miliardi di euro al cambio attuale) e rappresenta uno dei segmenti più dinamici del turismo esperienziale. L’Europa detiene oltre la metà del mercato (51%), con Francia, Italia e Spagna come Paesi leader. Le prospettive di crescita sono particolarmente favorevoli: le stime indicano un incremento medio annuo del 12,9%, segno di un interesse crescente da parte dei viaggiatori per esperienze autentiche, legate al territorio, alla cultura produttiva e alla sostenibilità. (fonte: Grand View Research, 2024)
Questo trend positivo si sviluppa in controtendenza rispetto all’andamento dei consumi globali di vino, che nel 2023 hanno toccato il livello più basso dal 1961.
Analizzando i dati sulle visite in cantina, appaiono chiare le prospettive di ulteriore sviluppo dell’economia fondata sull’enoturismo in Italia. Il pubblico è composto in larga parte da turisti nazionali, che rappresentano il 55% dei visitatori e salgono al 62% se si considerano anche i residenti e i visitatori di prossimità, componente più ridotta ma al tempo stesso strategica per la fidelizzazione e le vendite dirette. Gli stranieri si fermano al 32%, una quota inferiore rispetto ad altri contesti europei e internazionali. E la composizione del pubblico risulta sorprendentemente simile tra piccole e grandi aziende, a indicare che la limitata internazionalizzazione è una caratteristica strutturale dell’intero comparto.
Inoltre, c’è un grande potenziale di sviluppo per le stagioni “fredde” e in particolare per l’autunno, meno valorizzato in Italia rispetto a Paesi come la Francia, dove rappresenta il periodo di massima affluenza. A oggi, primavera ed estate, messe insieme, rappresentano il 68% delle visite.
Inoltre, l’apertura al pubblico tende ancora a escludere i giorni più “caldi” per numero di visite. Le cantine italiane in occasione di festività nazionali tendono a non prestare servizio. Questo dipende spesso dalle dimensioni aziendali, perché le realtà più grandi garantiscono una maggiore regolarità di apertura, grazie a una struttura organizzativa più solida.
Di pari passo, le cantine e le realtà vitivinicole dovranno continuare a investire come hanno fatto nell’ultimo triennio analizzato nel Rapporto (2022-24), quando lo ha fatto il 77% delle imprese enoturistiche, una quota superiore a quella del settore alberghiero. L’impegno economico è significativo: in media, le aziende destinano agli investimenti oltre il 14% del fatturato, con un’incidenza ancora più elevata nelle imprese di minori dimensioni. Gli investimenti restano in gran parte concentrati sul core vitivinicolo, ma cresce l’attenzione verso innovazione, sostenibilità, digitale, accessibilità e qualità dell’esperienza. Per il periodo 2025–2027, oltre la metà delle imprese prevede nuovi investimenti, confermando un clima di cauto ottimismo. Chi investe registra performance migliori: produttività a 70 mila euro per addetto e ROE mediano all’1,7%. Ogni presenza genera oltre 150 euro di valore sul territorio.

(Per maggiori informazioni: https://www.robertagaribaldi.it/report-quando-il-vino-incontra-il-turismo-comunicato-stampa/)