Secondo l’ultimo report “Italy international traveler outlook 2026” di YouGov, il turista italiano del prossimo futuro non rinuncia alla vacanza oltre confine, ma si trasforma in uno stratega del risparmio per far fronte a un mercato sempre più oneroso.


Nonostante le incertezze globali, più di un italiano su quattro (28%) dichiara di fare viaggi internazionali almeno una volta all’anno. Il dato più interessante emerge però dal ricambio generazionale: nella fascia 18-34 anni, la propensione al viaggio internazionale sale a un significativo 34%. Tuttavia, il clima di euforia post-pandemica sembra aver lasciato il posto a una fase di stasi riflessiva. Se quasi la metà del campione (47%) manterrà invariate le proprie abitudini, il 35% dichiara che viaggerà meno rispetto all’anno precedente. Solo un esiguo 10% prevede di aumentare le proprie trasferte internazionali.
Per il 55% degli intervistati, l’aumento dei prezzi ha già impattato direttamente sui piani di viaggio. A pesare maggiormente sul portafoglio sono i trasporti (percepiti come più costosi dal 62% dei viaggiatori), seguiti a breve distanza dagli alloggi (49%) e dalla ristorazione (38%). Le ragioni della contrazione dei flussi non sono solo personali: se il 36% cita motivi familiari o lavorativi, ben un terzo del campione (32%) punta il dito contro l’incertezza economica e la riduzione del reddito disponibile, mentre il 22% accusa direttamente l’impennata dei costi dei servizi turistici.
Il viaggiatore italiano non cancella il viaggio, ma lo rimodula. Il 33% dei viaggiatori ha imparato a prenotare i voli con largo anticipo per intercettare le tariffe più basse, mentre il 29% sceglie attivamente destinazioni meno care. In caso di ulteriori rincari, la difesa del budget si fa ancora più stringente: il 35% cercherà mete più economiche; il 29% ridurrà il numero complessivo di viaggi; il 17% abbandonerà l’estero per concentrarsi sul turismo domestico. Interessante notare come il primo sacrificio sull’altare del risparmio sia la durata del soggiorno (15%), seguita dalla scelta della destinazione (15%) e dalla tipologia di alloggio (14%). Solo il 7% degli italiani si dichiara pronto a continuare a viaggiare come prima, ignorando i rincari.
Il report YouGov analizza anche la percezione del “value for money” (rapporto qualità-prezzo) delle principali destinazioni. Il Regno Unito ne esce pesantemente penalizzato: il 42% degli italiani ritiene che il valore offerto sia peggiorato negli ultimi 12 mesi. Al contrario, mercati di prossimità come Spagna, Grecia e Portogallo mantengono una percezione di stabilità, venendo preferiti per la loro capacità di offrire un’esperienza soddisfacente a costi più contenuti.
Nonostante l’ascesa degli affitti brevi (scelti dal 31%), l’hotel tradizionale resta la scelta preferita per oltre la metà dei viaggiatori (52%), seguito dai bed & breakfast (40%). Sul fronte trasporti, assistiamo a una decisa virata verso il low cost: un terzo dei viaggiatori frequenti ha sostituito le compagnie di bandiera con vettori budget per contenere le spese. Il turismo internazionale per gli italiani nel 2026 non sarà più una questione di impulso, ma di accurata ingegneria finanziaria.

(Per maggiori informazioni: https://it.yougov.com/)