Il settore si trova ad affrontare un momento in cui il conflitto in Medio Oriente continua a influenzare le operazioni delle compagnie aeree, in particolare quelle del Golfo, a vario livello, imponendo cambi di rotta e aggiustamenti continui.
Secondo Oag, a quattro settimane dall’inizio del conflitto, circa 1,7 milioni di posti programmati sono stati rimossi, rappresentando circa un terzo della capienza originariamente prevista per l'ultima settimana di febbraio. I programmi attualmente registrati indicano che la capienza potrebbe tornare a circa 4,4 milioni di posti nella prossima settimana, anche se sono previste ulteriori riduzioni. La capacità settimanale dovrebbe stabilizzarsi intorno ai 3,6 milioni di posti mentre le compagnie aeree continuano a rivedere i programmi.
Ovviamente il problema non è univoco per tutte le compagnie: nell’area interessata si passa dall’Arabia Saudita, dove la diminuzione varia dal 40% di Emirates al 62% di Qatar Airways, o dal 50% di Etihad al 64% di Air Arabia. Nell’analisi si evidenzia come poi 44 vettori hanno rimosso tutta la capacità fino alla fine di aprile, per circa 245mila posti a settimana. Guardando inoltre a maggio, sono evidenti ulteriori aggiustamenti di capacità, con Wizz Air che ha cancellato più di 450 voli e British Airways che ha rimosso 266 voli precedentemente programmati.
Nonostante le interruzioni, c'è stato uno spostamento limitato della capacità su rotte alternative a lungo raggio. L'analisi degli orari di maggio mostra solo aumenti marginali nei servizi Asia-Europa. Singapore Airlines ha aggiunto 13 voli aggiuntivi per Londra Gatwick, mentre Turkish Airlines ha introdotto 35 voli aggiuntivi su rotte tra cui Pechino e Bangkok rispetto agli orari di febbraio.
(Per maggiori informazioni: https://www.oag.com/)
