Secondo la ricerca su “Competenze, innovazione e fabbisogni nel terziario italiano”, realizzata in collaborazione con l’Università di Roma Tre, entro dieci anni il settore turistico si ritroverà con oltre 200 mila posizioni scoperte, quasi la metà di quei 470 mila posti di lavoro vacanti che si paleseranno in tutto il terziario.


E non sarà sempre più solamente un gap di quantità ma di “giusto profilo” in quanto già oggi il 70% delle posizioni scoperte dipende dalla carenza di candidati e il 30% dalla mancanza di competenze, fattore quest’ultimo che fra dieci anni salirà fino a quasi il 45%.
Ed è proprio il turismo l’epicentro di questo gap occupazionale in quanto entro il 2036 l’aumento della domanda di lavoro nel comparto sarà del +73% e si verificherà proprio quando i ruoli all’interno della filiera turistica diventeranno più ibridi ovvero un mix digitale+relazioni con il cliente. Il tutto in un quadro occupazionale fortemente caratterizzato da precarietà e turnover.
Nel dettaglio, poi, lo studio rileva che il disallineamento tra le competenze richieste e quelle disponibili crescerà per diplomati e università (fino a oltre il 90% per le lauree triennali e magistrali), mentre gli Its, con un mismatch che resterà molto più contenuto (intorno al 23-25%), si confermano il canale formativo più vicino ai fabbisogni delle imprese.
Da notare che aumenteranno anche i rapporti di lavoro fragili, con oltre 70 mila cessazioni nei primi sei mesi (+45%) e crescita delle dimissioni (+65%) e dei mancati rientri al lavoro (fino al 27%), mentre l’obsolescenza delle competenze rischia di ridurre la produttività fino al 15%.

 (Per maggiori informazioni: https://www.uniroma3.it/)