Il nostro Paese da sempre è una delle mete preferite per il wedding tourism e, in questo settore, il mercato Usa rappresenta circa un terzo del valore totale.

Focalizzandosi proprio sugli Stati Uniti l’Osservatorio Italiano del Destination Wedding Tourism di Jfc ha effettuato una ricerca confrontando indicatori pre e post conflitto in Iran, che rischia di avere pesanti ripercussioni sul comparto. Dalla rilevazione emerge che i wedding specialist operanti in questo mercato avevano già previsto, in fase pre-conflitto, una riduzione del fatturato per il 2026 pari al -4,2%, ma a seguito del conflitto il settore rischia di perdere il 43,2% di fatturato, passando quindi dagli oltre 486 milioni di euro del 2025 a poco più di 276 milioni di euro nell’anno in corso.
Un segmento, quello del wedding tourism americano in Italia, che nel 2025 è stato caratterizzato da 5.102 eventi matrimoniali, generando oltre 353mila arrivi e 1 milione 307mila presenze turistiche. La permanenza media degli ospiti è stata di 3,7 notti, mentre gli sposi sono rimasti nel nostro Paese più a lungo, vale a dire 5,9 notti.
Nonostante il conflitto rimane comunque elevato l’interesse per l’Italia da parte degli sposi americani che cercano soprattutto ville (nel 52,1% dei casi), preferendo Toscana, Puglia e Costiera Amalfitana, con la Sicilia come destinazione in forte crescita.
In base ai dati della ricerca per i wedding specialist che già lavorano nel nostro Paese le cinque top destination sono la Toscana (20,6%), il lago di Como (12,6%), la Costiera Amalfitana (9,2%), la Liguria (7,6%) e la Sicilia (7,4%). E proprio quest’ultima, nell’anno in corso, sarà la regione che otterrà le migliori performance con un significativo +11,1%, mentre subiranno un andamento negativo il lago di Como (-1,2%) e la Liguria (-2,5%). 

(Per maggiori informazioni: www.jfc.it)