Secondo i dati diffusi da Iata la domanda di viaggi aerei ha continuato a crescere a marzo, nonostante le interruzioni in Medio Oriente. Tuttavia, il calo di quasi il 61% del traffico internazionale delle compagnie aeree mediorientali ha limitato la crescita globale al 2,1%.
Al di fuori della regione, la domanda è cresciuta dell’8%. Nel dettaglio, in Asia-Pacifico la domanda è aumentata dell’11,5%; in Europa la crescita è stata meno rapida ma comunque significativa, con un +7,7%.
Sfiora il 20% l’area dell’Africa, con un aumento della domanda pari al 19,2%.
Nel complesso, i viaggi nazionali sono rimasti un fattore chiave di crescita, con un aumento del 6,5% dei passeggeri-chilometro (rpk) e del 5,6% della capacità.
In tutto il mondo, le rotte aeree con un basso volume di passeggeri vengono cancellate: circa 6.500 collegamenti esistenti l’anno precedente sono stati soppressi nel 2025, la stragrande maggioranza dei quali relativi a rotte con una bassa capacità di posti a sedere.
Il rapporto indica che le rotte con meno di 20.000 posti all’anno rappresentano il 41,8% della rete globale, ma sono responsabili del 91,8% delle cancellazioni. All’interno di questo gruppo, anche i collegamenti più piccoli (meno di 10.000 posti all’anno) rappresentano oltre i tre quarti delle cancellazioni, pur raggiungendo a malapena poco più del 20% del numero totale di rotte esistenti.
Il fenomeno interessa tutte le regioni senza eccezioni. In Nord America, dove quasi la metà delle rotte è a basso volume di traffico, il 97% delle cancellazioni si è verificato in questo segmento. In Europa, queste rotte rappresentano il 45% del totale, ma sono responsabili del 92% delle chiusure. Situazioni simili si registrano in America Latina, Africa, Asia-Pacifico e Medio Oriente, con tassi di cancellazione molto elevati anche su queste tipologie di rotte.
La Iata riconosce che, dal punto di vista operativo, queste tipologie di rotte registrano una domanda più debole e meno stabile, risultando quindi meno redditizie. A ciò si aggiungono fattori quali l’aumento dei costi operativi e le fluttuazioni della domanda. Di fatto, le compagnie aeree spesso operano con frequenze ridotte, su rotte regionali con aeromobili più piccoli o con collegamenti occasionali utilizzando aerei più grandi.
Tuttavia avverte che molti di questi collegamenti sono essenziali per le regioni remote, dove rappresentano un anello fondamentale per l’accesso ai servizi di base e all’attività economica. Pertanto, esorta i paesi a valutare questo equilibrio e ad attuare misure di protezione per evitare che la perdita di rotte riduca ulteriormente la connettività e ostacoli lo sviluppo di queste comunità.
(Per maggiori informazioni: www.iata.org)
