Il tesoretto della cedolare secca prevista per gli affitti brevi, nel primo anno di applicazione, ha fruttato 17 milioni di euro di maggior gettito alle casse pubbliche.

Il dato – secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore – si può calcolare partendo dalle statistiche sulle dichiarazioni dei redditi 2025, riferite all’anno d’imposta 2024: quello in cui ha debuttato l’aliquota differenziata per gli short rent, con il 21% riservato ai canoni del primo o unico appartamento in affitto breve e il 26% – appunto – applicabile dal secondo al quarto immobile.
Nel 2024 la cedolare secca poteva infatti essere applicata fino a quattro alloggi in locazione breve, soglia oltre la quale scattava la presunzione d’impresa e l’obbligo di partita Iva (la soglia è stata abbassata a due alloggi a partire dal 2026). Chi ha destinato all’affitto breve più unità immobiliari ha potuto dunque scegliere in dichiarazione quale unità tassare al 21%.
Ma sempre secondo i primi calcoli, il bivio tra 21% e 26% coinvolgerà pochi contribuenti. L’anno scorso i locatori che hanno applicato l’aliquota del 26%, infatti, sono stati 39.960 su un totale di 3 milioni sottoposti alla cedolare su affitti brevi e lunghi. A questi locatori bisogna aggiungere coloro che hanno affittato più di un appartamento operando in veste di comodatari o inquilini dediti alle sublocazioni brevi, e devono anch’essi applicare il 26%. le statistiche delle Finanze indicano solo il numero totale di questi soggetti (49mila), senza distinguere tra chi ha destinato allo short term uno o più appartamenti. 

(Per maggiori informazioni: www.sole24ore.com)