L’estate 2026 si apre in un contesto internazionale ancora segnato da tensioni geopolitiche, ma la voglia di viaggiare non sembra diminuire.

Per chi sceglie una destinazione extraeuropea, il costo del volo non è più l’unico elemento da valutare: tasso di cambio, inflazione locale, costo della vita e sicurezza incidono sempre di più sul budget finale. L’analisi di Ebury mostra come alcune delle mete considerate più sicure siano oggi anche quelle che garantiscono il miglior potere d’acquisto per i viaggiatori europei. Il Giappone si conferma una delle destinazioni più vantaggiose dell’estate 2026. Lo yen si è infatti indebolito del 10% rispetto all’euro negli ultimi dodici mesi, mentre l’inflazione è rimasta contenuta all’1,4%, consentendo ai viaggiatori italiani un potere d’acquisto superiore del 13% rispetto all’Eurozona.
Anche la Corea del Sud offre condizioni favorevoli, grazie a un won in calo del 10,1% e a un vantaggio economico pari all’11%. Più contenuto, ma comunque positivo, il beneficio registrato a Singapore, dove il potere d’acquisto dell’euro cresce di circa 2%.
Tra le destinazioni considerate più sicure spicca anche il Canada, dove il dollaro canadese si è indebolito del 3,4%, permettendo un vantaggio di circa 4% rispetto all’Eurozona. Positivo anche il quadro della Nuova Zelanda, che offre un potere d’acquisto superiore del 5% grazie al deprezzamento della valuta locale.
Situazione diversa invece per l’Australia, dove il rafforzamento del dollaro australiano (+8%) e un’inflazione del 4,2% riducono il potere d’acquisto dei turisti europei di circa 8%, rendendo necessario pianificare con maggiore attenzione il budget di viaggio.
L’analisi evidenzia come anche alcune delle mete tradizionalmente più amate dagli italiani stiano cambiando.
L’Indonesia resta una delle destinazioni economicamente più interessanti, con un potere d’acquisto superiore del 9%, mentre la Thailandia mantiene un lieve vantaggio pari all’1%. Al contrario, Brasile e Messico, storicamente associati a vacanze low cost, hanno perso competitività: il rafforzamento delle rispettive valute porta oggi il potere d’acquisto dell’euro a circa -9% rispetto all’Eurozona.

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