Il turismo italiano perde, disperde o non riesce a trasformare in crescita stabile 12,6 miliardi di euro l’anno, pari allo 0,6% del pil italiano 2025: una stima centrale su base annua che, a seconda degli scenari considerati, può variare da 8,8 miliardi nell’ipotesi più prudente fino a 16,2 miliardi nello scenario più critico secondo il conto nascosto del “Toxic Tourism”, la prima stima economica annuale della ricchezza sottratta alle comunità locali dalle sei principali distorsioni del turismo individuate nel saggio “Il turismo non è destino.

Come restituire ai territori il controllo del proprio futuro”, edito da FrancoAngeli: caro-prezzi, overtourism, marginalizzazione delle aree interne, affitti brevi, infiltrazione criminale e rendita delle piattaforme digitali.
Secondo il saggio alla perdita economica si affianca una misura del potenziale turistico non espresso: 15,2 milioni di arrivi e 44,3 milioni di presenze che il sistema turistico italiano avrebbe potuto intercettare, trattenere o distribuire meglio sui territori, ma che restano fuori dalla crescita effettiva perché scoraggiati, spiazzati o dispersi dalle principali distorsioni del comparto.
Inoltre il fenomeno del Toxic Tourism equivale a un costo potenziale di 477 euro per famiglia e 214 euro per residente l’anno, non come tassa diretta ma come mancata crescita stabile per i territori. Sul piano sociale pesa su 8,1 milioni di italiani esclusi dalle vacanze per il caro-prezzi, 304 mila residenti equivalenti sostituiti dagli affitti brevi e 3,3 miliardi sottratti all’economia legale. 

(Per maggiori informazioni: https://travelnostop.com/news/cronaca/dallovertourism-al-caro-prezzi-il-toxic-tourism-brucia-126-miliardi_681276)